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Sul
passaggio del sommo poeta Dante Alighieri in Valdinievole si sa ben poco;
per cui credo di fare cosa gradita ai suoi tanti ammiratori se riporto in
questo sito i risultati, ancora parziali, di una mia ricerca, iniziata a
seguito del ritrovamento casuale di un documento che getta nuova luce, non
solo sulla storia medioevale della nostra città, ma anche sul passaggio di
Dante Alighieri in Valdinievole. Su tale passaggio e sulla presenza del
grande poeta in questa valle c'è praticamente il buio più assoluto.
L'unica traccia che troviamo nelle pagine della storia locale è quella,
molto incerta, della sua partecipazione (non si sa in quale ruolo)
all'assedio ed alla conquista del castello di Montecatini. In tale
occasione l'Alighieri, secondo quanto si legge su una lapide ancora
esistente di una stradina collinare di Pieve a Nievole, avrebbe assistito
con sgomento alla cruenta battaglia che andava svolgendosi tra le truppe
guelfe della lega fiorentina e quelle della lega ghibellina comandata da
Uguccione della Faggiuola, signore di Pisa e Lucca. Era il 29 agosto del
1315.
Ecco
qui di seguito la trascrizione del documento da me acquistato (da un
rigattiere) per la modica cifra di euro tre. Esso si compone di un foglio
logoro sul quale si riescono a leggere a mala pena una parte del suo
contenuto e le iniziali di due parole, una S e una G, che sembrerebbero
essere la firma dell'autore (Giovanni Sercambi?). Sarà mia cura
consegnare, quanto prima, tale documento a chi è in grado di decifrarlo e
a chi è tenuto a custodirlo come bene pubblico.
".......messer Dante, veggendo
vaghe femine appo le fonti a coglier l'acque, dispose d'accontar donzella
e fe parola con una di loro. Monna Lisa, che tal era il suo nome, questo
udendo, cominciò ad esser lietissima e ad arrubinarsi. Per che egli disse:
madonna, dove vi vidi mai prima che v'incontrassi a questa fonte? Monna
Lisa, udito questo, subitamente volse li occhi ver messer Dante e in tal
guisa con lui favellò famigliarmente: messere, voi siete errato? io non mi
ricordo che io vi vedessi già mai. Rispuose prestamente messer Dante: come
può esser questo? Deh! Madonna, guatatemi pure un poco. La donna
incominciò a ridere, e senza lasciarlo dir di più, così profferò: ben
sapete che io non son sì smemorata che io non conosca che voi siete messer
Dante, il poeta fiorentino. Poi, la giovane pienamente informata della
condizione di lui e del suo nome, rivoltosi alle amiche loro disse: questi
è un uomo ferestiere il quale si chiama Dante Alighieri, avvenevole e
cortese e molto amato in quel di Pisa e Lucca...." In un passo successivo
si legge ancora, sia pure con gran fatica: "Egli era in questo castello
una donna giovane del corpo bellissima quanto alcuna altra, la quale
l'Alighieri amava quanto la vita sua; e dimorava la predetta donna in
quella casa sotto la torre nella quale il poeta s'era andato a
dimorare..."
Questo documento dimostra che il soggiorno di Dante al castello non fu
legato solo al periodo dell'assedio e della sua conquista, ma si protrasse
ben oltre tale evento, essendosi l'Alighieri trattenuto in sul "beato
monte" (come lo definisce il poeta pistoiese Guittoncino de' Sigibuldi)
sia per amore di una fanciulla del posto (forse la Monna Lisa del dialogo)
sia per il piacere di stare fra gli abitanti di Montecatini che, a
differenza dei suoi concittadini, ne avevano molto meglio apprezzato le
doti umane ed artistiche.
In
altre parti del documento, non del tutto intelligibili, risulta poi che il
poeta, non solo ritornò al castello per altri brevi soggiorni, ma diede
inizio proprio qui alla stesura dei primi canti del Paradiso che, come
raccontano le sue biografie, fece ascoltare (per primo) a Can Grande della
Scala, signore di Verona e suo grande protettore.
E,
per attestare quanto detto, trascrivo quattro versi di una inedita
composizione poetica, riportata proprio in fondo a questo documento, nella
quale è più che palese il riferimento a Montecatini, anche se il suo nome
non viene fatto. Ecco i versi dei quali non ho trovato traccia in nessun
altro testo che parla di Dante:
"...e quando stanco volsi li occhi al monte
che in su la triste nebula s'insella,
il corpo mio, che pria era a la fonte,
sul colle s'en volò come libella..."
dante-ali-ghieri
Questa ricostruzione storica fatta
col cuore più che con i documenti apre un nuovo capitolo sulla vita del
sommo Poeta e sulle sue fonti di ispirazione che pertanto da oggi
annoverano oltre alla nota madonna Beatrice ed al Conte Roberto di Vergaio
anche la nostra Valdinievole.
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